Lungo il “territorio farnesiano” per rivivere il medioevo tra le tipiche viuzze a saliscendi, le chiese romaniche e le rocche castellane costruite in posizione panoramica su colline di tufo.

Al confine con la Toscana, in quella che viene chiamata la Maremma laziale, si estende il territorio di produzione della DOP Canino, una vera scoperta turistica inaspettata, tra pianure coltivate a cereali ed alture coperte di oliveti, antiche vestigie etrusche e sontuose ville medievali che narrano secoli di storia.

Il territorio è incastonato tra la valle del fiume Marta, la media valle del fiume Fiora ed il lago di Bolsena. Questi luoghi sono noti anche come “territorio farnesiano” dal nome della famiglia proprietaria di molti feudi e borghi della zona. Sono più di quindici i luoghi del viterbese legati ai Farnese, famiglia potente già nel Medioevo divenuta vera e propria potenza nel Rinascimento quando il cardinale Alessandro, nato a Canino, tra Bolsena ed il mare, abbracciò la carriera ecclesiastica e divenne Papa col nome di Paolo III, interrompendo la tradizione militare della famiglia.

Oltre alla famosa Tarquinia, che conserva una ricchezza inestimabile nelle sue tombe dipinte, tra i gioielli dell’Etruria laziale troviamo Tuscania con le tombe rupestri e il Parco Archeologico di Vulci.

canino7Tuscania, che dalle sue mura medievali offre uno dei panorami più belli di tutta l’area, si distingue per le numerose necropoli etrusche che rivelano le tipologie tombali adottate dagli Etruschi nel corso del tempo e che testimoniano la vitalità di questo centro a partire dal VII secolo a.C.

Sulle sponde del Fiora, nel territorio di Canino, sorge l’antica Vulci, una delle più potenti e grandi città-stato dell’Etruria con ancora ben conservati i resti etruschi e del periodo della dominazione romana. Fu città economicamente florida, grazie ai contatti commerciali con la Grecia e l’Oriente, come testimoniano gli splendidi corredi funebri ritrovati nelle necropoli adiacenti, oggi custoditi nei musei di tutto il mondo. Da non perdere la visita alla Tomba François ed alla Tomba della Rotonda.

Ai veri appassionati di archeologia è suggerita da Tarquinia una deviazione, tornando verso Roma, alla volta di Cerveteri o meglio alla necropoli della Banditaccia, che costituisce l’esempio massimo dell’architettura funeraria etrusca. La visita si rivela un vero e proprio viaggio tra strade e “case” dei morti. Grazie a proiezioni audiovisive, ricostruzioni virtuali, effetti luminosi e sonori, video in 3D, si potranno rivivere le vere atmosfere del tempo.

Da Tarquinia proseguendo lungo la Via Aurelia si giunge invece a Montalto di Castro (in cui rientra il territorio di Vulci) e con una deviazione verso est ci si inoltra nel territorio di produzione della DOP.

canino2Quasi in bilico sull’orlo di un burrone è Canino. La cittadina citata per la prima volta nella bolla papale del IX sec a. C. dal papa Leone IV

Ha ospitato, agli inizi dell’800, Luciano Bonaparte a cui venne conferito il titolo di principe di Canino. Il sepolcro del principe è ospitato nella cappella Bonaparte, all’interno della collegiata dei SS. Apostoli Giovanni e Andrea risalente alla fine del 700, dove si possono ammirare alcune tele barocche di Domenico Corvi e Monaldo Monaldi ed una Natività della scuola del Perugino. Da visitare anche la Rocca Farnese, dove nacque il Papa Paolo III, ristrutturata ai primi dell’800 sui disegni dell’architetto Valadier.

canino3Tessennano è uno dei più piccoli comuni della provincia, mentre Arlena ed Ischia di Castro sono circondati da colline di uliveti e campi coltivati a grano. Aggrappato su uno sperone di roccia tufacea a picco su un paesaggio incantato, il borgo di Cellere offre agli appassionati di storie che si perdono tra verità e leggenda, il Museo del Brigantaggio con l’affascinante vicenda del brigante Triburzi conosciuto per le sue scorrerie e le imprese picaresche. Il viaggio termina con una visita alla cittadina di Farnese che, come tutto il territorio, testimonia perfino nel nome il legame con l’omonima famiglia gentilizia.

canino5Farnese vanta origini antichissime, ma solo intorno all’anno mille il paese, che si chiamava ancora Farneto, vide il progressivo emergere di quella nobile famiglia e ne prese il nome.

In questo periodo i Farnese, prodi condottieri e buoni diplomatici, erano infatti vassalli al servizio del Comune di Orvieto, ma si erano già distinti in quanto spesso si associavano alle armate della Chiesa per difendere i territori usurpati dalle varie famiglie di fede ghibellina.Con i Farnese la città iniziò a crescere e visse un lungo periodo di splendore, culminato con l’inclusione, grazie a Papa Paolo III Farnese, nel potentissimo Ducato di Castro.

All’alacrità dei Farnese, che tentarono in ogni modo di migliorare l’aspetto architettonico del borgo, si deve, nel 1596, il restauro della chiesa Parrocchiale di San Salvatore, di origini senz’altro molto antiche, a cui vennero aggiunti quattro nuovi altari. Situata appena fuori Farnese, in direzione Manciano, troviamo la Selva del Lamone, a tratti impenetrabile, naturale rifugio per molte specie di animali che trovano asilo nelle radure che costeggiano la fitta boscaglia.

Annunci